Cronaca di una festa
Piano B, ovvero: come
fare di una giornata di pioggia una festa.
Tutto era pronto, curato
nei dettagli: i campi della Solitudine, le strade del Monte, le siepi
il prato e gli spalti dell'anfiteatro, come quando – il grande
Giubileo dell'anno 2000 alle porte – arrivò a Nuoro la croce delle
Giornate Mondiali della Gioventù e attorno ad essa si riunirono
migliaia di giovani sardi. Percorsero i tornanti dell'Ortobene in
preghiera, in un anfiteatro comunale gremito poi celebrarono la Messa
e fecero festa fino a notte. A distanza di tredici anni, lo scorso 20
maggio, la gioventù sarda è tornata a Nuoro meno numerosa ma
altrettanto coraggiosa.
Ci vuole del coraggio per
trascorrere una giornata così, e l'entusiasmo proprio della
gioventù.
Tutto era pronto dunque:
riuniti i volontari, assegnati i compiti, predisposta l'accoglienza.
Nuoro voleva dare una bella immagine di sé, il cuore della Sardegna
è così, dà tutto quello che può. I tavoli imbanditi per la
colazione dei pellegrini sono solo una delle prove dell'impegno della
comunità diocesana.
Alla fine una sola una
cosa è mancata: il sole. L'allerta meteo dei giorni precedenti la
domenica ha costretto gli organizzatori a escogitare in breve tempo
un piano alternativo nell'eventualità della pioggia. Eppure fino
all'ultimo si è lavorato per mantenere il programma originale che
prevedeva l'accoglienza alla Solitudine, la Via Lucis sulle strade
del Monte, la Messa e lo spettacolo all'anfiteatro. Stavolta le
previsioni sono risultate azzeccate, cadono intorno alle sette del
mattino le prime gocce, si fanno via via più insistenti,
l'allestimento degli spazi per l'accoglienza viene interrotto intorno
alle otto, scatta il piano B: tutto deve essere trasferito dall'altra
parte della città, nelle strutture di San Domenico Savio. Si
caricano i mezzi in una corsa contro il tempo, la pioggia si fa
insistente, non cesserà per tutta la giornata.
I pullman provenienti
dalle altre diocesi vengono dirottati, gli oltre duemila giovani
arrivano a frotte, si comincia. Fulcro della giornata diventa la
grande palestra dei salesiani dove si radunano i partecipanti tra le
gradinate e sul campo intorno al palco che nel pomeriggio fungerà
anche da presbiterio per la Celebrazione eucaristica.
L'ambiente si scalda
presto, in tutti i sensi. Dopo un primo momento d'animazione ha
inizio la Via Lucis, “La strada si apre”..., ogni stazione è
animata da una diversa diocesi, si ripercorrono i passi del Risorto
dalla tomba vuota alla Pentecoste.
Il pomeriggio è condotto
da
Andrea Carretti dell’Hope
Music del Servizio nazionale per la pastorale giovanile,
dall'ormai celebre ping pong dei seminaristi del regionale di
Cagliari, dagli animatori della parrocchia di San Giuseppe di
Alghero, dalla musica degli OverGen di Macomer.
Non difetta lo spirito
d'adattamento per trascorrere una giornata intera in una palestra ma
questi ragazzi sono per la maggior parte “reduci” delle GMG,
hanno sulla pelle il sole di Tor Vergata, l'acquazzone di Toronto, la
tempesta di Madrid, nulla vale a spegnere il loro entusiasmo.
Lo stesso entusiasmo si è
manifestato nella celebrazione eucaristica, ora composto, ora
commosso come all'ingresso delle statue del Redentore e della Madonna
di Lourdes all'inizio della Messa: «Dovevamo
noi raggiungere loro, sono stati loro a venire da noi», ha poi detto
il vescovo Marcia.
Nella
sua omelia il vescovo – che ha presieduto la celebrazione alla
presenza dei vescovi sardi e di numerosissimi sacerdoti – ha
invitato i giovani ad essere capaci di parlare “lingue nuove”,
«non un linguaggio di morte come a Brindisi con la morte di
Melissa Bassi, 16 anni o come il 17 maggio del 1935 con Antonia
Mesina, 16 anni, ma un linguaggio di vita: sarà un parlare lingue
nuove di benedizione, di amore, di pace. Sarà la novità della
grazia che guarisce il male antico».
Una prima risposta era già davanti a lui, in uno striscione bianco
che recitava: “Vicini ai ragazzi di Brindisi e a Rossella” (Urru,
la cooperante di Samugheo dal 23 ottobre scorso nelle mani dei
rapitori nel Saharawi ndr), a testimoniare la sensibilità, la
carità delle ragazze e dei ragazzi presenti.
«Cari
giovani – ha concluso il vescovo prima di consegnare idealmente a
tutti il Vangelo – non abbiate paura, andate in tutto il mondo e
proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Sia l’Eucaristia la vostra
forza, la carità, l’amore il vostro sigillo. Maria, donna dei
nostri giorni, donna del silenzio e del servizio, donna di cui non si
parla mai abbastanza, sia compagna di viaggio, ci tenga per mano».
Con questo spirito
rinnovato la serata va avanti fino al musical “Il risorto”, messo
in scena con successo dal gruppo Jesus in music della
Pastorale giovanile di Ales-Terralba.
Alla fine, con
comprensibile stanchezza ma con un sorriso che non si spegne, i
ragazzi prendono la via di casa, i più lontani arriveranno molto
tardi nella notte. Ogni sorriso un volto, occhi, vita, una storia
personale unica che pure chiede una direzione, un Senso. Lo aveva
intuito Giovanni Paolo II quando nel 1984 affidò ai giovani la croce
di legno simbolo delle Giornate mondiali, lo sa Benedetto XVI, lo
sanno – o dovrebbero – i pastori e i sacerdoti che sono chiamati
a guidare le parrocchie, i gruppi e i movimenti loro affidati.
Ancora una volta, di
fronte a simili eventi di massa, arrivano inevitabili le domande sul
loro significato. Una risposta la dava già il beato Giovanni Paolo
II nel messaggio rivolto ai giovani per la GMG del 1992: «Queste
ricorrenti manifestazioni – scriveva – non vogliono essere un
rito convenzionale, cioè un avvenimento che trae la sua
giustificazione dal suo stesso ripetersi; esse nascono piuttosto da
una necessità profonda, che trova origine nel cuore dell'essere
umano e si riflette nella vita della Chiesa, pellegrina e
missionaria. Le Giornate Mondiali della Gioventù segnano
provvidenziali momenti di sosta: servono ai giovani per interrogarsi
sulle loro aspirazioni più intime, per approfondire il loro senso
ecclesiale, per proclamare con crescente gioia ed audacia la comune
fede in Cristo, morto e risorto. Sono momenti in cui molti di loro
maturano scelte coraggiose ed illuminate, che possono contribuire ad
orientare l'avvenire della storia sotto la guida, insieme forte e
soave, dello Spirito Santo».
C'è infine il non
trascurabile dubbio sulla qualità della partecipazione. Diffidando
dalle scorciatoie delle semplificazioni di chi racchiude “i
giovani” in stereotipi quando non arriva a classificarli come vero
e proprio problema, accantonato il disfattismo del “non ci sono
giovani” che risuona in tante parrocchie, occorrerebbe sforzarsi di
guardare al singolo per ciò che lo rende speciale, unico.
Il retroscena di questa
Giornata regionale, ad esempio. C'è un piccolo gruppo di volontari,
ragazze e ragazzi normali, pieni di difetti e qualità, come tutti.
Sono per lo più studentesse e studenti, qualcuno già lavora,
coltivano vari interessi, si impegnano nei propri gruppi. E allora
diventano essi stessi una domanda al mondo degli adulti: è forse
scontato che un giovane muratore ogni giorno finito il lavoro faccia
il giro della città per pubblicizzare l'evento, che per settimane si
impegni nell'organizzare la logistica della GRG? È scontato che
ragazze e ragazzi, studenti – alcuni maturandi – si riuniscano
periodicamente per preparare nei dettagli, come meglio possono, un
evento di tale portata? È forse scontato che uno studente di
medicina fuori sede faccia la spola tra la città in cui studia e
Nuoro per coordinare la preparazione dell'evento, col delicato
compito di armonizzare le posizioni di tutti e di tenere i contatti
con le varie realtà, che abbia sulle spalle la responsabilità di
tutta l'organizzazione?
Gli esempi sarebbero
molti altri. Ecco, una risposta a chi si interroga sul ruolo dei
laici nella Chiesa sono anche i giovani pronti ad assumersi delle
responsabilità. Nella celebrazione del 20 maggio il vescovo Mosè ha
ripetuto un concetto che torna quasi come un ritornello nelle sue
catechesi: «Non abbiate paura
delle altezze a cui siete chiamati, a cui il Signore vi chiama». E
allora basterebbe fidarsi, reciprocamente, prima che si spenga anche
il sorriso di questi ragazzi.
© L'Ortobene RIPRODUZIONE RISERVATA
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